Halloween post (in ritardo)

Prima vivevamo in un collegio, dopo ci siamo trasferite in una casa in centro città. La casa fu costruita nel XVI secolo, ed è stata disabitata fino al nostro arrivo: tanti segreti da scoprire. L’edificio è stato restaurato, i muri sono stati dipinti, ma la casa rimane vecchia – e per questo nasconde molte sorprese, non sempre piacevoli. Al ingresso c’è una pesante porta, fatta di legno – che è possibile chiudere a chiave 6 volte (e se non si chiude tutte le sei volte da dentro, non è più possibile aprirla da fuori – e questo causa tantissime urla sotto le finestre, o il suono del campanello tutte le ore). La porta inoltre è protetta da una barra d’acciaio, che garantisce la sicurezza di Alcatraz. Anche le finestre sono tutte protette con le sbarre, infatti per guardare dalla mia finestra sulla strada, bisogna mettere la testa tra le sbarre. Qualche volta ci è capitato che la testa la mettesse qualche sconosciuto da fuori.
Altre peculiarità della nostra casa sono le stanze enormi (appena trasferiti dissi a un amico – “ho comprato la pianta per riempire un po’ la mia stanza.” Lui rispose: “Per riempire la tua stanza ti serve un giardino botanico”. Tanto sono grandi), bellissimi soffitti fatti di legno, una piccola cucina, un grandissimo soggiorno e…RAGNATELE giganti. E ragni pure. E altri insetti. Questo infatti è un post dedicato a tutti nostri coinquilini indesiderati. Uno speciale per Halloween.
Una sera ho accesso la luce nel bagno, spaventando uno scarafaggio grande come il mio pollice. Terrorizzato, è corso con tutte le sue non so quante zampe, dietro al bidè. Senza intenzione e voglia di cercarlo, ho chiuso la porta, con la speranza che non arrivasse fino alla mia stanza. E sono andata a dormire. Quindi abbiamo comprato vari prodotti per ucciderli – e devo riconoscere che non ne ho visto mai più vivi. Ogni tanto li vedo, sdraiati, con tutti i piedi nell’aria (come se non ci fosse un domani). O i veleni hanno fatto effetto – o gli scarafaggi sono rimasti paralizzati quando hanno visto i nostri ragni.
Penso che sia abbastanza facile immaginare quanto possano essere grandi ragni che riescano a spaventare uno scarafaggio. Ne ho scoperto uno nell’acqua dove ho lavato i miei pantaloni. Menomale, davvero menomale – ho deciso (già prima di scoprire il ragno) di non risciacquare i pantaloni a mano, ma nella lavatrice.
Ci siamo consolati per il fatto che il ragno-dinosauro fosse l’unico esempio di questo tipo nella nostra casa. Un viaggiatore proveniente da lontano che si è perso al suo sentiero verso la giungla. Invece no. Pochi giorni dopo abbiamo scoperto che viaggiano in gruppi. Fino a quando non sapremo come liberarci di loro senza distruggere permanentemente i nostri apparti respiratori, seguiamo il principio: vivi, e lascia gli altri vivere.
Funzionare su questo principio di pace imposta non è sempre facile. Specialmente quando scopri che una macchia sul pavimento non è la macchia ma un scorpione. O quando, dopo tutto il giorno dedicato alle pulizie, ti sembra che qualcuno ti stia guardando dalle piastrelle del tuo bagno (la photo numero 3.).
Perché abbiamo più coinquilini spaventosi che “Spiritello porcello” o “La sposa cadavere”, e perché la cantina della nostra casa è collegata con i corridoi della Cremona sotterranea, abbiamo capito che la nostra casa è perfetta per un bel Halloween party – che organizzeremo una volta nei prossimi due mesi, perché noi non siamo dipendenti dalle date – da noi ogni giorno è Halloween!

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Zakašnjeli Halloween post
Prvo smo živjeli u studentskom domu, a onda smo se početkom travnja preselili u kuću u kojoj prije nas godinama nitko nije živio. Kuća je obnovljena, zidovi svježe prepiturani, ali to je i dalje kuća iz 16.og stoljeća. Krase je teška ulazna vrata koja se mogu šest puta zaključati (i ako ih iznutra zaključate manje puta nešto se zaglavi pa se izvana ne mogu otkljucati – što je više puta uzrokovalo vikanja pod prozorima i zivčana zvonjenja na vrata usred noći, dok nismo skužili o čemu se radi).
Vrata su uz to još dodatno zaštićena željeznim zasunom, a da bi nam kuća bila sigurna kao Alcatraz na svim prozorima imamo rešetke. Da pogledam na ulicu iz sobe moram provući glavu kroz prošireno mjesto u rešetki (vjerojatno je u te svrhe i napravljeno. Osim sto mi provlačimo glavu kroz rešetke, par puta se dogodilo da su to napravili i neki znatiželjnici izvana – sto nije uopće ugodno iskustvo. Ostala obilježja naše kuće su ogromne sobe (kad sam tek uselila rekla sam jednom prijatelju da sam kupila biljku da malo popunim sobu, na sto mi je on rekao: “da popuniš svoju sobu, treba ti botanički vrt”), predivni drveni stropovi, slatka kuhinja, oogromni dnevni boravak, i PAUČINA. I pauci. I ostali insekti. I ovo je zapravo priča o njima. Haloween special. 
Jednu večer, par dana nakon sto smo počeli živjeti u novoj kući, u kupaonici sam upalila svjetlo I time dobro prestrašila žohara veličine mog palca koji je otrcao sa svih svojih koliko već nogu, brzinom munje, iza bidea. Bez ikakve namjere da ga tražim, ugasila sam svjetlo, zatvorila vrata, shvatila da to neće ništa pomoći jer su vrata barem jedan cm odignuta od poda, zatvorila i vrata svoje sobe i s nadom da do moje sobe ipak neće doci, legla na spavanje. Nabavili smo svakakva sredstva da ih se riješimo, i stvarno ih već dugo nisam vidjela žive. Par puta sam još naletila na mrtve žohare, kako sa svim nogama u zraku nepomično leže na ledjima. Ili su ih uništila sredstva. Ili ih je paralizirao pogled na naše pauke.
Dovoljno vam je zamisliti koliki pauk može biti da prestraši cak i jednog žohara. Otkrila sam ga u lavoru u kojem sam prala hlače, par sekundi nakon sto sam (srećom!) odlučila hlače isprati u mašini umjesto ručno. Nadali smo se da je on izgubljeni primjerak zalutao u nasu kuću na putu prema nekoj dalekoj prašumi, ali par dana kasnije uvjerili smo se da je ipak zalutao u društvu. Dok ne smislimo kako se riješiti svih neželjenih cimera a da trajno ne oštetimo naše dišne puteve, funkcioniramo po principu : live and let live.
Ovaj nametnuti pacifistički pristup definitivno nije lagan, pogotovo kad podrazumijeva iznenađenja poput otkrića da je mrlja na pločici zapravo mini škorpion. Ili kad nakon cjelodnevnog čišćenja ugledate nešto čudno na pločicama u kupaonici (slika br.3)
Zbog svih ovih životinjica, a I zbog činjenice da se neki od ogranaka hodnika podzemne Cremone završavaju u našem podrumu, zaključili smo da nam je kuća savršeno mjesto za jedan kvalitetan Halloween tulum – koji ćemo napraviti neki dan u idućih dva mjeseca, jer mi ne moramo ovisiti o datumu – nama je svaki dan Halloween! 😀

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Impressioni annodate – Zapetljani dojmovi

È molto più facile scrivere regolarmente, perché adesso, dopo aver trascorso due mesi senza scrivere, non so da dove iniziare. Sono già passati otto mesi da quando sono arrivata a Italia – e io infatti non so quando sono passati. All’inizio sembrava che tempo fosse rallentato, ma poi è arrivata l’estate e ho cominciato a viaggiare, e il tempo è accelerato. Ho visitato molti posti in Italia, e mi sono piaciute di più le città in Umbria: Orvieto, Assisi i Perugia, che sono costruite sulle cime di rocce grandissime, sopra i prati e campi verdi strati di girasoli. Il duomo di Orvieto e Assisi sono, oltre che quelli di Milano e Cremona, i più belli che ho visto fino adesso. Ti lasciano senza fiato con la loro posizione, la costruzione, gli affreschi e le vetrate artistiche.

Mi sono iniziate a piacere le chiese qua in Italia – perché ognuna nasconde una sorpresa particolare, che non puoi neanche immaginare guardando solo la costruzione della chiesa dal di fuori. Da quando sono qua ho sviluppato il bisogno di entrare in tutte, e questa abitudine trasforma ogni passeggiata nella città in una esperienza simile alla quella di visitare un museo. Di solito nelle città mi piaceva scoprire le cose nascoste dallo sguardo di un passante – guardare il retro di muri esterni degli edifici, entrare nelle piccole strade ben nascoste, negli spazi abbandonati… Questo facevo spesso a Zagabria, che era abbastanza grande per scoprirla durante i 7 anni in cui abitavo là.

Ho mantenuto questo interesse per dare una sbirciatina ai posti nascosti anche qua in Italia – grazie non solo al fatto che abito a una città che non conoscevo prima, non solo al nuovo amore per le chiese, ma più di tutto grazie all’architettura degli edifici cremonesi, costruiti in modo da nascondere tutta la vita che si svolge dentro di loro dallo sguardo dei passanti – da fuori si possono vedere solo i muri degli edifici – molto ordinati, simmetrici, puliti – un po’ freddi per un occhio curioso. Sono tutti costruiti nella forma del quadrante, “vuoti” dentro. Questo spazio “vuoto” circondato dall’edificio è infatti una delle cose più belle che si possono vedere a Cremona. In Croazia è conosciuto come “haustor”, e qui in Italia lo chiamano “cortile”.

Di solito l’immagine vera del benessere italiano si può vedere entrando dentro questi “cortili”: si vede la ricchezza, la bellezza, il senso per l’arte e per la diversità. Se guardando da fuori tanti edifici in cui si vive sembrano più o meno uguali, da dentro si vede la loro diversità. Entrando nel cortile uno che osserva scopre le bellissime combinazioni dell’architettura, dell’arte (i soffitti, i archi e i muri nel cortile sono spesso dipinti con affreschi che ricordano un misto tra stile rinascimentale e motivi ispirati dalle storie simili a quelle di “1001 notte”), della natura e della vita quotidiana – quella che è ben nascosta da fuori. Dentro il cortile si trovano spesso panchine fantasiose con i tavolini sui quali sono rimaste ancora le tazze del caffè, svuotate, ma ancora ricche di profumo. Ma – dare una sbirciatina a un cortile cremonese non è tanto facile – la maggior parte è privata. Molto spesso dentro di cortile si può fare una passeggiata solo se conoscete qualcuno che abita in questo edificio.

“Il fatto che alcuni degli spazi più belli sono nascosti, corrisponde anche al carattere di cremonesi”, dice il mio amico cremonese. Non sono tanto aperti con le persone che non conoscono bene. Mi sa che questa chiusura di architettura e di carattere si perda andando più verso al sud. Una volta raggiunta Napoli è inevitabile che – facendo un giro turistico – facciate anche un giro nella cultura e nella vita quotidiana di un napoletano. È inevitabile che durante la passeggiata camminiate sotto i labirinti di lenzuola lavate e stese, che riempiono l’aria con i profumo di ammorbidente, lo stesso profumo che, all’ora dei pasti si mescola con i profumi della cucina. Camminate per strade provando a non morire investiti dai vari motocicli che, come voi, cercano il loro sentiero tra la quotidianità napoletana.

La passeggiata sulle strade di Napoli diventa sempre anche la passeggiata che si incrocia con la vita dei suoi abitanti – il giro turistico non include solo le chiese, i musei, i belvederi e i castelli, ma anche i abitudini quotidiane:  conoscete cosa si cucina, cosa si gioca: la briscola o lo scacchi, cosa si guarda alla televisione (perché i tipici alloggi napoletani sono già al piano terra, e ciò nonostante il tasso della criminalità sia alta, la porta di entrata è spesso aperta), e quali disegni sono adesso moderni. Al contrario a Cremona che è molto ordinata e nascosta, Napoli è rumorosa, aperta, indiscreta e caotica. Non è una città fatta al misura del uomo, è una città a quale uno si deve adattare – si deve adattare alla città, al suo ritmo, e alla vivacità che fa gioia ma anche intimidisce – come lo sguardo al primo vicino di Napoli: Vesuvio.

Dal Vesuvio e Pompeii vi scriverò nel post seguente. Alla prossima

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Zapetljani dojmovi

Puno mi je lakše kada pišem redovito, jer kad prodje puna dva mjeseca kako ništa nisam napisala, jednostavno ne znam odakle da krenem. Iza mene je punih 8 mjeseci života u Italiji, činjenica koja me baš šokira, jer ne znam kako su već proletili. Sve do početka ljeta činilo se da vrijeme ide baš sporo, prva tri mjeseca sam imala osjećaj da se “uhodavam”, a onda je stiglo ljeto i lijepi događaji su se samo nizali, puno ljudi me je došlo posjetiti, bila sam kući, putovala sam dosta i upoznala puno mjesta u Italiji od kojih mi je u najljepšem sjećanju ostala Umbrija, prepuna gradića kao sto su Orvieto, Assisi i Perugia, izgrađenih na golemim, strmim hridima ispod kojih se prostiru zelene doline. Katedrale u Orvietu i Assisiu, pored one Milanske i Cremonske, su najljepše koje sam dosada vidjela, oduzimaju dah položajem na kojem su smješteni, vanjštinom, freskama i vitrajima.

Jedna od stvari koje sam u Italiji baš zavoljela su crkve, jer je svaka od njih iznenađenje za sebe. Dok ih gledaš izvana ne možeš ni naslutiti što se unutra skriva, tako da su me puno, puno puta neočekivano oduševile. Sad imam potrebu zaviriti skoro u svaku, što mi je prije par godina bilo nezamislivo, ali ta nova potreba transformira šetnje gradom u gotovo muzejsko iskustvo. (Uf, zvučim ko da pišem kritike za kazalište :O) Ono što me je uvijek u gradovima zanimalo, posebno u Zagrebu koji je bio dovoljno velik da ga istražujem tokom sedam godina, je zavirivanje iza fasada, otkrivanje onoga što je skriveno od pogleda svakodnevnih prolaznika, između zgrada, ulica, parkova i zidova napuštenih objekata, na periferiji gdje gradska buka i vreva blijede, a neboderi postaju sve niži i prepuštaju prostor zelenilu, rijeci, jezerima, i gotovo neometanoj tišini.

Taj interes za zavirivanjem u skriveno mogla sam zadržati i ovdje u Italiji, u Cremoni, ne samo zahvaljujući tome što mi je grad potpuno nov, niti novoj ljubavi prema unutrašnjostima crkava (kojih u Cremoni ima 70ak), nego i promatranjem arhitekture koja planski brani gradske stanovnike od pogleda znatiželjnika, i okreće cijeli život prema unutra, dok fasade kuca i zgrada ostaju samo fasade, uredne, čiste i pomalo hladne. Da malo bolje objasnim – gotovo sve stambene građevine u centru Cremone su četverokutnog oblika, u sredini “šuplje”. Taj “šuplji” prostor u sredini kod nas je poznat kao haustor, a ovdje ga zovu “cortile”.

Nerijetko su tek Cremonski “cortili” prava slika bogatstva, ljepote i raznolikosti ovoga grada. Dok se izvana sve zgrade čine više-manje jednakima, iznutra otkrivaju uvijek nove kombinacije arhitekture, likovne umjetnosti (svodovi arkada i unutarnji zidovi u pravilu su uvijek oslikani motivima koji izgledaju kao spoj talijanske renesanse i motiva iz “1001 noći”) i prirode – obogaćene životom, maštovitim klupicama i stolovima na kojima se nerijetko nađu zaboravljene zdjele s voćem i šalice iz kojih još isparava miris tek ispijene kave. Samo, zaviriti u jedan Cremonski “cortile” je privilegija. To je moguće jedino ako poznajete nekoga tko u toj zgradi živi, i u rijetkim prilikama kada ta površina nije toliko zaštićena i nedostupna slučajnom prolazniku.

Dakle, najljepše Cremonske površine su privatne. I kako mi je jedan “Cremonese” objasnio – ta urbana arhitektura dijelom ocrtava karakter ljudi koji tu žive – njihov privatni život čuvaju od “pogleda” onih koji im nisu toliko bliski. Ta se zatvorenost arhitekture i karaktera gubi idući prema jugu (valjda kao i kod nas), pa jednom kada dođete do Napulja neizbježno je da tokom razgledavanja grada prolazite i ispod labirinta opranih lancuna koji se ljuljaju na laganom vjetru i šire gradom miris omekšivača, kojeg pak u vrijeme ručka zatome mirisi iz kuhinje. Ulicama prolazite trudeći ne sudariti se sa motorima koji, poput vas, pokušavaju probiti sebi put kroz  napuljsku svakodnevicu.

Šetnja Napuljem postaje neizbježno šetnja i kroz živote njegovih stanovnika – razgledavanjem grada gradite i neku sliku presjeka svakodnevice jednog napolitanca – znate što se tog dana kuha u gradu, kada se gleda televizija (jer su karakteristični napuljski stanovi već u prizemlju, a unatoč visokoj stopi kriminala u tom gradu nerijetko ćete naići na otvorena ulazna vrata), da li se više koriste karte za tresetu ili remi i koji su uzorci i boje posteljine i ostale odjeće “u modi”. Suprotno Cremoni koja je uredna i skrivena, Napulj je kaotičan i nametljiv. To nije grad prilagođen čovjeku, nego se čovjek mora prilagoditi njemu – i životu koji iz njega izbija, veseli i prijeti, poput pogleda na obližnji Vezuv.

O Vezuvu i Pompejima pisati ću u idućem postu. Do tada uživajte u fotkama.

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Keep calm and….O “Ciao Bella”

CIAO – questo modo di salutare si usa anche nella Croazia, specialmente al sud, e sostituisce quei saluti ordinari della Croazia come “bok”, “ej”, “gdje si”, etc. Ma in Italia, da dove proviene questo famoso “Ciao”, questa parola si usa in situazioni differenti e con diversi significati:

1)            Come da noi – CIAO si può sentire quando due amici o conoscenti si incontrano, come un modo di salutare. Questo non è una “scoperta di acqua calda”, ma si deve cominciare con le cose semplice 😉

2)            In Italia esiste anche la forma composta del saluto ciao: “CIAO BELLA”. La frequenza e la popolarità di utilizzo di questa forma cresce muovendosi dal nord al sud. Mentre al nord si sente abbastanza raramente, molto spesso dalle amiche che ti salutano e molto raramente da ragazzi sconosciuti per strada; andando verso il sud “CIAO BELLA” comincia ad assomigliare al suono dei grilli. Arriva da tutti i lati, con la loro stessa motivazione*, è inevitabile, rumorosa: l’unica cosa che si può fare è abituarsi e non dargli attenzione.

Una volta Noelia e io siamo state ad una festa dove vari musicisti e talenti cantavano e suonavano. Un ragazzino ha cantato la famosa canzone: “Bella ciao”. Noelia sentendola ha detto: “ma certo, glielo insegnano già da piccoli”.

Mi sembra davvero che nelle regioni del sud d’Italia il saluto “CIAO BELLA” sia una cosa culturale, che si deve usare. Anche se a volte è un po’ fastidioso sentirselo continuamente dire, soprattutto da chi arriva da un paese più tranquillo, dopo un po’ di tempo capisci che senza quei ragazzi che dicono “ciao bella” le bellissime strade italiane diventerebbero un po’ più vuote e perderebbero il loro fascino.

Il saluto “bella ciao” si adatta perfettamente con il rumore delle automobili, il ronzio dei motorini, l’invito dei camerieri dei ristoranti, con colori vivaci degli edifici antichi; è un suono che fa parte della colonna sonora di una città mediterranea. “Bella ciao” è un saluto volante, retorico, che fa parte dell’Italia, della sua quotidianità e della sua cultura fluida e viva.

3)            “CIAO” accompagnato con un gesto adattato (e in Italia ce ne sono tantissimi), è uno dei modi per dire: “dimentichi, non è possibile, non succederà mai, non ce la faccio…”.

4)            “CIAO” è anche il nome di uno dei modelli più venditi di motorini della marca Piaggio, prodotti dal 1967 fino al 2006. La popolarità del CIAO era grandissima, quello si vede specialmente dal nome parodia per le macchine, che era stata usata in diverse campagne pubblicitarie: “le sardomobili” (perché alludeva al piccolo spazio che le automobili hanno, che fa sentire le persone come se fossero in una lattina come delle sardine). Questo nome è entrato nella lingua quotidiana tramite lo slogan del popolare annuncio fatto dalla Piaggio: “Le sardomobili hanno cieli di latta. Liberi chi Ciao.”

 

*Solo i grilli maschi cantano. Ce ne sono quattro tipi di canzoni dei grilli: La canzone di invito che attira le donne e allontana gli altri maschi, ed è abbastanza rumorosa. La canzone di corteggiamento è usata quando le femmine grilli sono vicine, ed è più tranquilla. La canzone diventa più aggressiva quando i machi grilli sentono la presenza degli altri maschi.

 

Ostani miran i…

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ILI “Ciao bella”!

Ciao kao pozdrav poznat je i svima u Hrvatskoj, upotrebljavamo ga često, pogotovo na jugu, umjesto bok, hej, gdje si.. Ali u Italiji, mjestu porijekla famoznog CIAO, ta riječ se koristi u različitim situacijama, ne isključivo pozdravnog tipa:

1)            Kao i kod nas – CIAO se može cuti prilikom susreta dvaju poznanika, bez obzira da li su ti poznanici istog ili različitog spola.

2)            Ali u Italiji postoji i složena forma pozdrava CIAO – “Ciao Bella”, kojoj popularnost raste krećete li se od sjevera prema jugu Italije. Dok se na sjeveru taj pozdrav čuje relativno rijetko, uglavnom od dobro raspoloženih prijateljica i rijetkih nepoznatih prolaznika, na jugu to postaje nalik cvrčanju cvrčaka na dalmatinskim plažama ljeti. Dolazi sa svih strana, neizbježno je, glasno, potaknuto istim motivima*, a jedino sto mozes je naviknuti se i početi ignorirati. Nikako se ne osvrtati!! Jednom smo Noelia i ja bile na priredbi gdje su medju ostalim pjevala i djeca, jedan je dječak pjevao pjesmu “Bella Ciao”, a Noelia me je pogledala i rekla: “Naravno, uce se od malih nogu!”. Iako je iz ovog razloga ponekad naporno i neugodno hodati ulicama na jugu Italije, pogotovo ako dolaziš iz nešto mirnije zemlje, nakon nekog vremena shvatiš da je, bez tih “bella ciao pozdravljača” teško zamisliti talijanske ulice, oni cine dio njihova sarma, i uklapaju se medju zujanje auta, brujanje motora, pozive ubacivača u restorane, živopisne zgrade i kaldrmaste ulice, kao još jedan zvuk koji prolaznici registriraju kao dio gradske simfonije. To su leteći, retorički pozdravi na koje nitko vise ni ne očekuje odgovor, ali su postali dio Italije i dio njene žive i prstave svakodnevne kulture.

3)            CIAO, popraćen s prigodnom gestom, (ne samo jednom, postoji cijeli niz koji možete upotrijebiti, ovisno o situaciji) je jedan od načina da se kaže: “zaboravi, nemoguće je, kako da ne, sve sam poludio/la pa cu to napraviti, etc.”

4)            CIAO je također jedan od najprodavanijih Piaggiovih modela motora u Italiji,a proizvodili su ga od 1967. do 2006. Piaggiov model Ciao i reklame kojima se podizala njegova popularnost zaslužne su i za pogrdni naziv za automobile: “sardomobili” koji se u 70-ima mogao vidjeti na kreativnim Piaggiovim oglasima, a prema Wikipediji reklame su bile toliko popularne da je naziv “sardomobili” ušao i u svakodnevni govor. Njime se aludiralo na mali, zatvoreni prostor na kojeg su ljudi osuđeni prilikom vožnje u automobilima, poput sardina u konzervama, dok su oni koji se voze na “dva kotaca” slobodni. CIAO se vise ne proizvodi, a i Piaggiove reklame su dobile moderne, ozbiljnije linije, ali za dašak 70-ih možete zaviriti u galeriju u kojoj sam vam pripremila cijeli niz veselih reklama i slogana kojima su bile popraćene.

*Samo muški crvci cvrče, i postoji četiri različita tipa cvrčanja. Prvi sluzi kako bi se privuklo ženke, drugi je udvaračko cvrčanje koje primjenjuju kada su ženke u blizini, malo je tise i mirnije od trećeg tipa – agresivnog udvaračkog cvrčanja koje se pojavljuju u trenutku kad shvate da se osim ženki u blizini nalaze i drugi muški cvrčci.

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amazing-old-vintage-doors-photography-17 (1)E il pomello, dov’è?
Mi hanno raccontato che Rambo Amadeus (un cantautore Montenegrino, molto originale) aveva l’abitudine di lasciare entrare gratuitamente le persone ai suoi concerti. Quando volevano uscire dal concerto, però, dovevano pagare l’uscita. Ricordo spesso di questa prassi di Rambo quando devo uscire dagli edifici italiani. Negli edifici italiani si entra come in tutti gli altri edifici del mondo che ho conosciuto fino qui, ma non si esce tanto facilmente! Per devi uscire dal giardino o dal cortile di un edificio, le cose diventano più complicate, la ricerca più entrare hai bisogno di una chiave o di un amico che ti apre la porta, ma per uscire hai bisogno di cercare, un’altra volta, il bottone magico. La prima volta in cui ho scoperto l’esistenza di bottone magico anche nell’uscita dagli edifici è stato quando avevo visitato il mio amico Goran a Milano. Alle 5 della mattina dovevo prendere il taxi per andare alla stazione ferroviaria, e sono scesa davanti all’edificio giusto in tempo, molto contenta di non essere in ritardo come al solito (alle persone che sono sempre in ritardo succedono cose molto strane e imprevedibile ai ultimi momenti). A quel punto però ho scoperto che non potevo uscire dello edificio! Nei miei pensieri ero già al citofono, suonando a Goran perché mi aprisse la porta. Menomale il taxista ha capito dove stava il problema ed è riuscito a spiegarmi cosa devo fare per uscire. La porta si apriva schiacciando un bottone. Questo bottone molto spesso non è vicino alla porta – che non è un grande problema quando devi uscire, perché lo spazio è molto spesso piccolo e facile da controllare… ma quando devi uscire dal giardino o dal cortile di un edificio, le cose diventano più complicate, la ricerca più approfondita. Col la testa addormentata studi con la precisione di un restauratore i muri esterni della costruzione, prima di trovare questo bottone, e in questi momenti diventa chiaro quel proverbio che dice che la parte più difficile e lunga di ogni viaggio è uscire di casa.
È innegabilmente che qualche volta sia davvero difficile trovare tutti questi bottoni magici, ma la magia vera quando si tratta delle porta italiane comincia quando guardi un po’ più indietro – alle porte costruite nei XVI, XVII, XVIII secoli, come quelle del nostro “palazzo SVE”: alta 5 metri, fatta di legno, un porta piccola dentro a due grandi ali. Questa porta piccola non sono risveglia l’immaginazione (i miei amici Goran e Kiki dicono: ma è come se entrassimo in un armadio, mentre Snjeska e Pave stanno tutto il tempo a scattare foto alla porta), ma sembra anche una testimonianza di tempi e persone precedenti. Gli italiani sono maestri di presentazione, di design, di bellezza visuale nascosta anche in piccolissimi dettagli – ti affascinano con porte in differenti colori, dipinte con vari motivi, decorate con varie forme e ornamenti -, fino a quando non riesci a perdonargli soluzioni per uscire dagli edifici moderni più innovative rispetto agli eterni pomelli croati, che ancora preferisco, perché si trovano sempre, anche alle cinque della mattina, nello stesso, visibile e accessibile posto, adattato ai quelli ritardatari eterni! 🙂

Gdje je tu kvaka?
Pričali su mi da je Rambo Amadeus imao običaj puštati ljude da na njegove koncerte uđu slobodno, bez plaćanja, ali s koncerta ne bi mogli izaći ako ne plate izlaz. Često se sjetim te Rambove prakse kad su u pitanju talijanske zgrade. U zgrade u Italiji najčešće uđes bez problema – ili imaš ključ pa si sam otključaš, ili pozvoniš na portafon pa ti vlasnik otvori, ugl..u talijanske zgrade se ulazi isto onako kako se ulazi u suvremene zgrade u Hrvatskoj i u svim dijelovima svijeta u kojima sam bila. Problem nastaje kada želiš izaći. Prvi put sam se sa tim problemom susrela kada sam pokušala u 5 ujutro izaći iz Goranove zgrade u Milanu, dva tjedna nakon sto sam stigla u Italiju. Taksi je došao po mene , ja sam se spustila ispred zgrade cijela ponosna sto ne kasnim, ali me je taksist na kraju ipak 5 minuta čekao jer nisam znala kako da otvorim vrata i izađem iz zgrade!! Ova činjenica ide u prilog istinitosti teorije da se nama sto uvijek kasnimo u zadnji tren događaju nevjerojatne stvari, i da u stvari nikad mi nismo krivi nego nevjerojatni splet okolnosti koji nas redovito spriječi da na vrijeme izađemo i uputimo se prema tamo gdje već trebamo stići.
Ukratko: da bi se izašlo iz talijanske zgrade treba krenuti u još jednu potragu za čarobnim dugmetom, jer su brave uglavnom automatske i otključavaju se pritiskom na to dugme. To jutro kada me je samo željezna ograda djelila od širokih ulica Milana bilo je najnezgodnije, jer nisam imala pojma da taj sistem uopće postoji, pa sam u čudu gledala po vratima tražeći kvaku dok taksist nije shvatio u čemu je problem i objasnio mi sto trebam tražiti da se vrata otvore.
To dugme poprilično često nije pored vrata. Izaći samo iz portuna zgrade nije toliki problem jer je prostor uglavnom mali pa vrlo brzo uočiš dva tri prekidača koja se tamo nalaze (i pritiskujući jedan po jedan otkriješ im namjenu), ali teško postaje kada treba izaći iz ograđenog dvorišta. U pravilu su dosta veća od unutrašnjeg portuna i manje osvijetljena, tako da pronaći bijelo dugme na (često) bijelom zidu postaje ravno nemogućoj misiji. I dok pospano u mraku proučavaš s restauratorskom preciznošću zidove talijanskih zgrada pomalo ti postaje jasna ona poslovica da je najteži dio puta proći kroz vrata.
I iako je ponekad teško i frustrirajuće tražiti svu tu čarobnu dugmad koja otvara automatske brave zgrada iz dvadesetog stoljeća i kasnije, postoji i potraga za vratima u koju se vrijedi upustiti u skoro svakom talijanskom gradu u kojem sam dosad bila. Prave čarolije počinju tek kad se pritiskom na dugme izađe iz modernih zgrada i krene u centar grada, u svojevrsni vremeplov gdje sve, pa tako i vrata, svjedoči o nekim prohujalim vremenima i osobama koje su ulagale svoje znanje, rad i maštu da se ta vremena ne zaborave. Kad se nađeš pred vratima kakva su ona na ulazu u našu “palaču SVE”, visoka per metara, teška i drvena, koja zaklanjaju dvorišta iz 16/17/18 stoljeća, i koja unutar svojih krila sadrže druga malena vrata, puno manja od onih na koja smo danas naviknuli, ne možeš ne zamišljati kako je u prošlosti izgledalo dvorište iza tih vrata, kada su u njemu bili parkirani konji sa kočijama, a ljudi živjeli jedan drugačiji život. I ne može ti ne biti drago kad ti dođu prijatelji pa se smiju jer ih ta malena vrata podsjećaju na ormar, ili ih jednostavno privlače kao pozadina za fotografiranje. Talijani te šarmiraju( jer su majstori vizualne prezentacije) i svim tim vratima koje možeš pronaći u mnogim njihovim gradovima – u šarenim bojama, oslikanim raznim motivima, ukrašenim metalnim ogradama, obraslim predivnim mirišljavim biljkama..Šarmiraju te sve dok im ne oprostiš i to sto imaju inovativnija rješenja za izaći iz zgrade od vječne hrvatske kvake, koje sam ipak još uvijek poklonik, jer se nalazi uvijek na istom, vidljivom, lako dohvatljivom i za žurbu prilagođenom mjestu 🙂

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Il post inappropriato :)

 

ostani miran i povuci vodu!

Prigodna fotka 😀

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mio prossimo post sulle differenze culturali doveva riguardare le differenze tra gli orari lavorativi dei negozi, le banche, gli uffici… Ma un evento sabato mattina mi ha fatto cambiare la idea e ho preferito scrivere un post su di una tema del quale non volevo scrivere. Perché, ho pensato, non è appropriato…

Questo pensiero della appropriatezza cresceva dentro di me da quando ero piccola, ma il colpo finale me lo ha inferto la nonna Beba, la sorella della mia nonna. Un giorno, tantissimi anni fa, lei si è fermata davanti alla TV proprio nel momento in cui sullo schermo una scena che mostrava il bagno pubblico. Non si vedeva tanto. Solo il bordo bianco dell’orinatoio, e un uomo completamente vestito, girato a dorso. Bastava anche anche uno sguardo che si trattava di un uomo che faceva il pipì. La nonna Beba si arrabbiò con delusione: “Ah figli, cosa ne mostrano oggi al TV… Che disonore! “

La nonna Beba aveva girato lo sguardo e se ne era andata in cucina, lasciandomi pensare alla sua felicità: ovviamente non sapeva che la scena di un uomo che fa pipi è una delle più innocenti che si possono vedere in questi giorni in TV. Ma oggi, proprio quado vorrei scrivere il post di bagni pubblici, solo la nonna Beba mi viene in mente, e la sua reazione. Spero che il mio post non provochi la stessa reazione tra di voi, perché io davvero devo scriverlo.

Già in Croazia, mentre studiavo etnologia e a ogni passo cercavo elementi di vita urbana che potevano essere un interessante tema, mi sono imbattuta in un fenomeno molto interessante. La capitale Zagabria ha almeno 1000 caffe bar, e sembra che in tutti tu possa incontrare un differente marchio per bagno maschile e femminile. Quelli ordinari (signora/signore) si possono trovare solo nei bar davvero fuori moda, e quelli che sono talmente avanti a tutti da essere coscienti che in un bar la creatività può essere mostrata a tantissimi livelli, oltre che dalla porta dove la maggior parte della gente arriva di fretta. Qualche volta mi è successo di non osservare abbastanza bene i simboli, e sono finire nel bagno dei maschi. Una fortuna è che i già menzionati orinatoi sono sempre in primo piano nei bagni dei maschi. Così correggevo subito il mio sbaglio per tornare sulla “strada giusta”.

Col mio arrivo a Cremona, andare al bagno nel bar è diventato ancora più complicato. Qui non è più necessario fermarsi davanti la porta, analizzare i segni e scegliere la porta giusta – perché quasi sempre bagno di maschi e femmine sono collegati. Qui c’è un’altra problema.  Mi chiedo sempre: cosa devo fare per tirare l’acqua? In un solo momento ti trovi di fronte un mare di opzioni. Nello stesso bagno hai un bottone alla cisterna e questa corda che da noi molto spesso è soluzione. Qui invece no! Prima schiacci il bottone – non succede niente. Dopo tiri la corda – niente. Adesso non sai cosa fare. Ti metti nel ruolo dell’investigatore. Giri la testa su, destra, sinistra, giù. In un momento vedi sul pavimento i bottoni neri. Provi con questo, e voilà – l’acqua è tirata. Adesso viene il momento di lavare le mani. Vai davanti al rubinetto, vedi che non ci sono queste maniglie collegate al diffusore, non c’è neanche quella maniglia che devi tirare verso l’alto per far uscire l’acqua. Al primo sguardo ti accorgi che il rubinetto è troppo vecchio, e che la possibilità che sia automatico quasi non esiste, ma comunque provi – metti le mani sotto la spina agitando le mani in tutte le direzioni mentre non sei al 100% sicuro che il sensore funzioni. Adesso ti metti per una seconda volta in 5 minuti nel un ruolo dell’investigatore. Guardi sopra, a destra, a sinistra, giri la testa a 360 gradi e alla fine guardi, dopo il rubinetto, e riesci di vedere una cosa che ricorda un po’ i pedali di piano. Si, è questo! Eureka!

Con le mani finalmente lavate esci felice, torni ai tuoi amici come se niente fosse successo, e fino alle prossima volta dimentichi completamente i piccoli tormenti dei bagni. Ma una volta ti succede di dover andare al bagno mentre un incontro di lavoro si svolge in uno spazio nuovo. Cominci, come tante volte prima di questa, per tentativi. Prima ti assicuri che il bottone alla cisterna non funzioni, dopo guardi sul pavimento e vedi che non c’è il bottone nero. In questo momento intravedi la corda, e la tiri felicissimo – ma non succede niente con l’acqua, solo hai azionato un suono basso e un po’ strano. Tiri la corda un’altra volta, ma il suono non smette, e tu – che intanto hai acceso il ventilatore –, continui di cercare “il bottone magico”. Un momento prima di perdere la tutta speranza, vedi sul muro una cosa che ricorda al interruttore della luce – schiacci questo e con orgoglio, perché sei riuscito a risolvere ancora un altro enigma, vai verso il rubinetto, preparato alla nuova contesa. Ma in questo momento senti le voci preoccupate davanti la porta che ti chiedono: “Ma cosa è successo? Stai bene?”, e capisci che quando hai tirato quella corda non hai acceso il ventilatore ma l’allarme, e che davanti la porta trenta persone ti aspettano preoccupate perché non sanno cosa ti sia successo. Non sanno che non ti sei svenuto, o caduto, o rimasto chiuso dentro di bagno – ma che ti sei solo incontrato con una collezione di differenze culturali! Proprio q quel punto capisci che devi scrivere di questo argomento, e sei contento del fatto che –quando devi scrivere di cose non appropriate – almeno nonna Beba non abbia internet!

Neprimjereni post 🙂

Moj se sljedeći post o kulturnim razlikama trebao odnositi na radno vrijeme različitih trgovina, banki, pa i ureda. Ipak, jedan događaj u subotu ujutro natjerao me da promijenim mišljenje i napišem post o nečemu o čemu nisam uopće mislila pisati. Nekako mi nije bilo primjereno.

Tu misao o primjerenosti usađivali su mi od malena, ali krajnji udarac zadala je baka Beba, sestra moje bake, koja je jednoga dana, prije nekoliko godina, zastala pred upaljenim TV-om u dnevnom boravku i bacila pogled na ekran na kojem je bas u tom trenutku bila prikazana scena iz javnog WC-a. U kadru se vidio samo bijeli rub pisoara, i odjeveni muškarac, okrenut ledima, ali i samo letimični pogled bio je dovoljan da baka Beba shvati da na udaljenosti od samo dva metra od nje, zasticen TV ekranom, ali ipak na određeni način prisutan, jedan muškarac obavlja nuždu, i da rezignirano uzvikne: Ah djeco, sto sve danas ne prikazuju na televiziji. Sramota, sramota!!

Baka Beba je odvratila pogled, požurila u kuhinju i ostavila mene u razmišljanjima kako je zapravo sretna jer očito ne zna da je upravo vidjela jednu od nevinijih scena s obzirom na sve scene koje se prikazuju na TV-u. Danas, kada želim napisati post upravo o javnim WC-ima i neograničenoj čovjekovoj kreativnosti kada je u pitanju tako jednostavna stvar, nekako mi u misli dolazi baka Bebina reakcija, i samo se nadam da je ovim postom neću ponoviti medu vama.

Još sam u Hrvatskoj, dok sam studirala etnologiju i na svakom koraku tražila neke motive koji bi se mogli pretočiti u rad s područja urbane etnologije, zamijetila jedan zanimljivi fenomen. Zagreb ima barem 1000 kafića, i čini se da u svakom mozes pronaći različitu oznaku za muški i ženski WC. One standardne, na kojima piše: ladies/gentlemen, ili su pak u obliku konvencionalnih simbola za ženski i muški spol, pronalaze se samo u kafićima koji su bas bas demode, ili pak onima koji su dovoljno osviješteni da shvaćaju da postoji toliko elemenata jednog kafića na kojima se može iskušavati kreativnost – i da to ne moraju raditi bas na vratima do kojih mnogi dolaze u žurbi. Par puta mi se dogodilo da nisam dovoljno proučila znak, pa sam zalutala u muški WC. Sva sreća da je već gore spomenuti pisoar postavljen uvijek na strateškim mjestima tako da su zabune sasječene u korijenu, a ja vrlo brzo vraćena na “pravi put”.

Dolaskom u Cremonu odlazak na WC u kafićima je dobio i novu dimenziju. Sada vise nije trebalo samo zaustaviti se pred vratima i razmisliti na koja uci. Dapače, ovdje su muški i ženski WC često spojeni, pa je jedan problem u većini slučajeva eliminiran. Novi problem je sto pritisnuti da voda krene. Odjednom se nades u carstvu opcija. U istom WC-u imaš dugme na vodokotliću kao i kod nas, i onu viseću trakicu – i prvo pritisneš jedno, pa ne ide, povučeš trakicu, neće. Onda se kreneš igrati Pink Panthera, prvo podigneš pogled, pa ga spustiš, okreneš se lijevo, desno, vidiš da iz zida izlazi nešto kao glava od tuša, ali to ostavljaš kao zadnju opciju dok nastavljaš tražiti. Naposljetku primijetiš crno dugme na podu, staneš na njega i voda napokon krene. Sad treba oprati ruke: dolaziš ispred lavandina, nema ni ručkica sa strane da ih odvrneš, ni one jedne ručke koja se potegne prema gore. Vidiš da je lavandin prestar za automatsko paljenje, ali ipak staviš ruke ispod i mase u svim smjerovima dok se 100% ne uvjeriš da nije na senzor. Onda uskocis u ulogu Pink Panthera po drugi put u pet minuta. Gledaš gore, lijevo, desno, okreneš glavu za 360 stupnjeva, sagneš se i ugledaš pored rubineta, sa strane, nešto nalik pedalama od klavira. Heureka!

Izadjes sretan, vratiš se svojim prijateljima i aperitivu, i do sljedećeg puta i zaboraviš na te sitne muke. Sve dok ti se jednom ne dogodi odlazak na WC prilikom poslovnog sastanka u novom prostoru. Kreneš kao i toliko puta prije sa metodama pokušaja i pogreške. Prvo ustanoviš da dugme na vodokotliću ne radi, onda pogledaš na pod, crnog dugmeta ovaj put nema, u tom trenutku ugledaš spasonosnu trakicu, potegneš je ali vidiš da voda i dalje ne ide, samo se čuje neki čudan, tihi zvuk. Uvjeren da si uključio ventilator, potegneš još jednom, ali zvuk je još uvijek tu, pa ne obazirući se vise na njega nastavljaš tražiti dok napokon ne naidjes na prekidač nalik onome za paljenje i gašenje svjetla. Pritisneš i, sav ponosan sto si i ovaj put uspješno riješio zagonetku, kreces u okršaj sa pranjem ruku, ali u tom trenutku ispred vrata WC-a cujes zabrinute glasove ljudi iz ureda kako te dozivaju i pitaju je li sve u redu, i onda shvatiš da si povlačenjem onog uzeta za koje si mislio da je ventilator, zapravo uključio alarm. I da te ispred wc-a čeka 30ak zabrinutih ljudi, jer ne znaju sto se s tobom dogodilo. Ne znaju još da se nisi onesvijestio/ pao/ zapeo u WC-u, nego da si se jednostavno susreo s cijelim setom kulturnih razlika!! I u tom trenutku shvatiš da moraš napisati bar cticu o tom događaju. I zadovoljno pomisliš da je sreća sto bar baka Beba nema internet 🙂


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Le differenze culturali

Sono stata in Italia già prima del mio EVS, ho visto che le persone non camminano sulle mani, o all’indietro, che non si colorano la faccia o il corpo con colori strani, non hanno rituali straordinari per conoscersi, per fare amicizie, per entrare in relazioni amorose… I modi di vestirsi sono più o meno simili a nostri, così come sono simili gli spazi in cui viviamo, mangiamo, trascorriamo il tempo libero… Insomma, prima di arrivare in Italia pensavo di conoscere abbastanza bene la cultura italiana e pensavo che non esistesse niente da scoprire, tranne il segreto di come è possibile che mangiare tantissima pasta senza ingrassare.  Pensavo che non esistesse nessun elemento della cultura Italiana al quale non potessi abituarmi facilmente, ed eccomi qua – quattro mesi dopo sono in ufficio e mi preparo a scrivere una serie dei post sulle differenze culturali di cui hanno parlato tantissimi famosi blogger immigranti (e magari divento famosa anch’io :P).

Questo post può essere intitolato: Dimmi che ore sono, ti dico cosa devi bere!

Alla mattina i bar e le caffetterie italiane somigliano al nastro trasportatore nelle fabbriche. Vieni, prendi un caffe in piedi, forse mangi un brioche e vai via, lasciando il tuo spazio sul bar a un altro cittadino assonato. In questo rituale mattutino puoi permetterti di prendere un cappuccino invece di caffè macchiato o espresso. Questo ordine è legittimo e accettato nella cultura. Ma, dopo le 11 della mattina, se provi a ordinare un cappuccino vedrai, secondo le reazioni dei camerieri, che ordinare cappuccino non è più legittimo, e sussiste anche un dubbio sulla sua legalità. Anntonella, la ragazza tedesca che anche faceva SVE qui, dopo un anno di vita a Cremona ha imparato questa regola, e una volta – volendo ordinare un cappuccino alle 12 della mattina – ha premesso al barista: “So che questo e un po’ strano, ma io vorrei…”. Il cameriere ha risposto: “Non ti preoccupare, sono già abituato a tantissime cose!”. Il primo mese della mia vita qui ho provato a fare la stessa cosa: ho ordinato cappuccino e brioche alle 12 della mattina, quando ai tavoli vicini già si vedevano i bicchieri riempiti con un attrattivo Aperol Spritz, il famoso aperitivo italiano. Il cameriere ha portato l’ordine con domanda: “E chi è la persona che si è appena svegliata?” Alle 12 è normale bere l’aperitivo e non cappuccino, è così, e basta! Questi orari italiani riservati al bere, non ti obbligano solo a scegliere il momento giusto, ma ti aiutano anche a trasformare ogni momento in un momento giusto. C’è una piccola dose di edonismo presente nella vita quotidiana degli italiani, e si vede tanto bene in questi piccoli rituali con le bibite. Una delle cose che mi piace tanto è proprio questa abilità nel trovare equilibrio tra vita produttiva e godimento.

Ma va bene, torniamo alla storia del caffè. Dopo le ore mattutine, dimenticatevi il cappuccino. Se volete che qui vi vedano come una persona normale, ordinate espresso, caffe macchiato o aperitivo. Ma dovete stare attenti anche con l’aperitivo – dopo l’ora di pranzo e fino alle 7 della sera, anche l’aperitivo è proibito. Dalle 7 fino alle 9 è permesso prendere un aperitivo, ma dopo queste ore, se ordini l’aperitivo come che abbiamo fatto Noelia e io l’altra sera, ti sentirai come se ti scrivessero sulla fronte, a caratteri maiuscoli: “straniero bizzarro!”

Un’altra cosa collegata con l’abitudine di bere caffè e che da noi non esiste è che i prezzi sono differenti se bevi caffe al bar in piedi, o se lo bevi seduto. Ma questo non è la cosa complicata. La cosa complicata è che non tutti i bar hanno questa regola. Così quando vengo in un bar per la prima volta provo a indovinare se:

1)      Devo ordinare al bar o posso sedere e aspettare che cameriere viene

Se provi indovinare la regola usando la seconda opzione, può succedere di aspettare 15 minuti senza che nessuno venga.

2)      Se ho ordinato al bar è possibile andare a sedere o il prezzo è differente?

Molto spesso non c’è il modo di scoprire questo, e perciò chiedo. Dopo, a seconda della faccia del cameriere, provo a immaginare se mi hanno lasciato sedere perché sono straniera e non conosco le regole, oppure perché davvero questa è la regola del bar. Provo a ricordare la conclusione per il futuro.

Prima di finire questo post devo menzionare un’ultima cosa – come si sente un italiano con abitudini di bere caffe in Croazia. Kristina, ragazza Slovena che adesso abita a Cremona con il suo ragazzo cremonese Tomasso, mi ha raccontato che Tomasso impazzisce con i bar croati. Come è possibile che dopo le 8 della sera non puoi bere il caffe in Croazia? Cosa significa che la macchina per caffè è pulita, come fosse una condizione che non è possibile cambiare?! È davvero così – da noi, quando cameriere ti dice che la macchina per caffe è pulita, finisce la possibilità di prendere caffè. Uno lo sa – non è più possibile. È così anche perché i croati soffrono d’insonnia anche solo sentendo il profumo di caffe dopo le otto della sera. È puoi un’altra cosa: sono rari bar croati dove si possono comprare brioche e bere cremoso cappuccino italiano con cui la giornata inizia sempre bene – anche quando lo bevi alle 12 della mattina, fra lo stupore di tutti, come un vero e incorreggibile straniero strano 😀

 

Kulturne razlike

Vec sam prije EVS-a bila u Italiji, vidjela sam da ljudi ne hodaju unatrag ni naopacke, ne bojaju lice cudnim bojama, nemaju neke neobicne rituale upoznavanja, sklapanja prijateljstava, stupanja u ljubavne veze..Nacin oblacenja je vise-manje slican nasem, kao sto su slicni i prostori u kojima zive, u kojima jedu, druze se i voze. Dakle, kada sam ovdje dolazila mislila sam da talijansku kulturu dovoljno dobro poznajem i da me, osim otkrivanja tajne kako je moguce da jedu toliko paste i pritom se ne debljaju, nista ne moze iznenaditi. Mislila sam da ne postoji nista na sto se necu lako naviknuti, a evo cetiri mjeseca kasnije sjedim u uredu i spremam se napisati seriju postova o kulturnim razlikama, koja je proslavila toliko blogera imigranata (pa ce mozda i mene :P).

Ovaj post bi se mogao zvati i: Reci mi koliko je sati, reci cu ti sto da pijes!

Ujutro sankovi talijanskih kafica izgledaju kao pokretne trake u tvornici. Dodjes, stojeci ispijes kavu, mozda pojedes “brios”, i prepustis mjesto drugome. U tom jutarnjem ritualu mozes si dopustiti da umjesto espressa ili caffe macchiata narucis cappuccino. To je sasvim legitimno i kulturno prihvaceno. Nakon nekih 10, 11 sati ujutro ako pokusas naruciti cappuccino po reakcijama konobara ces zakljuciti da to u tim satima vise nije legitimno, a upitati ces se da li je uopce legalno. Anntonella, Njemica koja je u Cremoni kao i ja bila na EVS-u, nakon skoro godinu dana vec se naucila na ovaj obicaj, pa je jednom prilikom zeleci u podne naruciti cappucino pocela sa uvodom: Znam da je neobicno, ali.. Na to je konobar odgovorio: “ma svasta sam ja vec vidio i dozivio, ne brini”. Kad sam ja, prvog mjeseca svog boravka ovdje, pokusala napraviti istu stvar u 12 kada su se sa svih stolova oko mene vec sjajile visoke case ispunjene neodoljivim zarko narancastim, i  vrlo vjerojatno kancerogenim Aperol Spritzom, konobar mi je donoseci brios i cappuccino iskomentirao: “A tko nam se to tek probudio”. U 12 je vec normalno piti aperitiv, pripremiti tijelo i raspolozenje za rucak. Ti talijanski rasporedi ispijanja pica ne odnose se samo na pogadanje pravog trenutka, nego i na pretvaranje svakog trenutka u pravi. Hedonizam je nesto cime je talijanski nacin zivota ispunjen, a najvise se to osjeti u ovim malim ritualima iz kojih se vidi koliko znaju uzivati i to uzivanje izbalansirati sa produktivnim satima.

Nego, da se vratim na pricu o kavi. Nakon jutarnjih sati, zaboravite na cappuccino. Ako zelite da vas smatraju normalnom osobom narucite espresso, caffe macchiato ili aperitiv. Ali budite oprezni s aperitivom – nakon sto prodje vrijeme rucka, pa sve do 7 sati uvecer, i aperitiv prelazi na zabranjenu stranu. Aperitiv je, kako mu samo ime govori, pice koje se pije prije jela, i ovdje ce te puno vise ljudi vidjeti na aperitivu prije vecere nego prije rucka. Kao aperitiv najcesce se pije prosecco (koji je vise slatkasta verzija naseg gemista nego onoga sto mi nazivamo prosekom) i aperol spritz kojeg sam vec spomenula. Uz aperitiv se u kaficima najcesce sluze male porcije hrane, zagrisci.. Ovisi od kafica do kafica da li ce se ta porcija zaustaviti na cipsu i kikirikiju, ili ce pak obuhvatiti i shrimp koktele, tramezzine, hrskave bruschette sa razlicitim salsama, tjestenine sa pesto umakom, itd. Kako god, garantirano je da cete se uz dobro drustvo uz aperitiv super zabaviti i opustiti od radnog dana, cak i ovog volonterskog J Nakon devet sati uvecer Aperol Spritz i Prosecco ponovno prelaze na tamnu stranu. Neki dan smo Noelia i ja to narucile u 11 uvecer, nema osobe koja nas nije cudno pogledala. Odjednom osjetis sram sto nesto pijes, i koliko god ti se to u zivotu dosada cinilo normalnim da pijes nesto onda kada ti se pije, a ne kada netko kaze da je za to vrijeme,  pocinjes se pirlagodjavati tom u kulturi upisanom pravilniku, jer lakse je tako nego da se zbog case koju drzis u ruci osjecas kao da ti na celu pise: CUDNI STRANAC!

Jos jedna stvar vezana uz kafice kojoj i dalje s oprezom pristupam odnosi se na mjesto gdje pice pijes i narucujes i na cijenu koju ces pritom platiti. U nekim kaficima kava ce kostati manje ako je narucis na sanku nego ako sjednes i cekas da te posluze. I ok, u tome ima logike, ali problem nastaje jer nemaju svi kafici to pravilo. Dogodi ti se da sjednes prije nego narucis pa te pogledaju cudno, ili te ni ne pogledaju pa mozes tamo 15 minuta sjediti a da ti nitko ne dodje, pa na kraju ipak odes za sank ali i dalje nisi siguran da li mozes otici sa kavom koju si na sanku uzeo i sjesti za stol, ili je trebas popiti stojecki. Pa pitas pa gatas iz izraza lica da li su ti dopustili da sjednes jer si stranac koji ne zna pravila ili jer se stvarno cijena ne razlikuje i mozes sjesti. I probas to sto si zakljucio zapamtiti da znas za iduci put, pa barem za taj kafic.

I naposlijetku prije nego zavrsim post moram spomenuti da je ovdje normalno da se poslije svih aperitiva, vecera uz vino i digestiva, prije spavanja popije jedan espresso. Obicaj koji je u nasim kaficima gotovo nemoguce odrzavati jer su u 11 uvecer aparati za kavu vec u dubokom snu, a i jer Hrvati od kave u kasnim satima dobiju marquezovsku insomniju. Zato moram spomenuti izbezumljenost Kristininog decka, talijana Tomassa, hrvatskim kaficima. On dodje kod nas i silom pokusava pronaci kafic gdje moze popiti espresso nakon vecere, i nikako mu nije jasno koji vrag znaci da je aparat ociscen i zasto ga se ne moze ponovno sporkati, kao da je to sto je ociscen stanje u kojeg ga se ne moze dovesti dva puta u istom danu..Isto kao sto mu nije jasno da se u nasim kaficima rijetko moze kupiti “brios” za dorucak i popiti onaj pravi talijanski kremasti cappucino s kojim dan uvijek ljepse pocinje. Cak i kad ga popijes u 12, na cudenje svih, kao pravi nepopravljivi stranac 😀

 

 

 

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A Temi, con amore!

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Negli ultimi giorni ho più impegni, e questa è la ragione per cui sono in ritardo con le pubblicazioni sul blog. E già passato un mese da quando sono stata a Roma, un mese che è volato molto veloce, e … Continue reading

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